mercoledì 11 marzo 2020

IL POST-CRISTIANESIMO



Nel febbraio 2002 mi sono trasferito a Verbania. 
L'amministrazione per cui lavoravo aveva l'esigenza di istituire un Ufficio con giurisdizione territoriale provinciale, e il V.C.O (Verbano Cusio Ossola) era una nuova Provincia che da alcuni anni si era staccata da quella di Novara.
Il trasferimento proponeva di scegliere tra Biella e Verbania; mentre a Biella potevo avere dei referenti, di Verbania, invece, non ne conoscevo nemmeno la posizione geografica.
Consultai la cartina che tenevo in bella mostra nella mia stanza d'ufficio e trovai questo nuovo capoluogo di provincia sulla sponda occidentale del Lago Maggiore. 
Non ebbi dubbi: dovendo scegliere avrei scelto Verbania; la prossimità del lago avrebbe attenuato il distacco da un mare che, nella mia città, avevo sempre davanti agli occhi, dato che Trapani è una falce di terra che fa da sponda italiana al Canale di Sicilia.

I problemi legati al trasferimento sono stati tanti, non ultimo quello di staccarmi dalla chiesa che pasturavo, ma c'era un piano divino anche per questo.

Tralasciando altri particolari e nuove esperienze, e nuovi fratelli, e colleghi, e amici che ho conosciuto, mi voglio soffermare su una esperienza di natura spirituale che ho sperimentato, e che a distanza di diciotto anni non trova, ancora, eco nei commenti dei grandi divulgatori e opinionisti che spesso si affacciano alla TV. Questa mancanza di analisi collettiva forse è dovuta alla percezione di un "momento" riconducibile ai corsi e ricorsi della storia percui ci fa dire che "tutto ritorna" o forse perché non abbiamo il coraggio di chiamare le cose con il loro vero nome. Chissà!

Sta di fatto che mentre passeggiavo nella piazza di Intra (Verbania), assorto nella mia personale comunione con Dio, la voce dello Spirito si fece distinta dentro di me: "con questo terzo millennio inizia un periodo di post cristianesimo".

Non è bene fare delle sensazioni una profezia perché, in sé stesse, possono essere figlie del momento, l'espressione di un disaggio temporaneo e passeggero da insabbiare nel rispetto delle istituzioni o semplicemente nella staticità delle cose.

L'annuncio, invece, mi sorprese, scuotendomi nel profondo dell'anima e proiettandomi in un istante in quel tempo a venire che sarebbe stato foriero di stravolgimenti sociali, frutto di un cambiamento inaspettato proprio del "comune sentire". In definitiva, un mutamento del pensiero, dell'atteggiamento dell'anima che pian piano portano a trasformazioni, se non, addirittura, a scombussolamenti sociali e spirituali. La storia dei popoli non sarebbe più stata la stessa.
Qui non si tratta di confrontare il meglio con il peggio. Sappiamo bene che ogni tempo ha i suoi mali, ma il cristianesimo, nei duemila anni che ci hanno preceduto, è stato sempre il timone che ha indirizzato le coscienze, e non solo per l'Occidente, perché anche le popolazioni lontane in un modo o nell'altro ne hanno ricevuto l'influenza o quanto meno sono state impegnate dal confronto e certe volte dalla condivisione.
La cristianizzazione ha avuto effetti di portata storica, influenzando le decisioni politiche, le scelte economiche, gli indirizzi sociali, anche nel senso che quasi nessuno poteva fare a meno di confrontarsi con ciò che il cristianesimo, in tutte le sue varianti, ha sempre costituito e rappresentato, piaccia o non piaccia.
Ora no! Iniziava qualcosa di umanamente non prevedibile: la possibilità di decidere, di pensare, senza la necessità di rispettare quelle indicazioni che hanno sempre abbracciato il tutto dell'uomo.
Si parte dalla voglia di incarnare una giustizia umana non legata alle esigenze della fede, che improvvisamente viene vista come un qualcosa che limita, un ostacolo per l'affermazione di sé stessi. Una specie di secondo Eden, dove la donna e l'uomo sentono il bisogno di scrollarsi di dosso la "pesantezza" di Dio. Senza poi tenere presente che, se è vero, com'è vero, che la storia si ripete, tutto questo non fa presagire niente di buono.
Senza entrare nel merito giusto o sbagliato: la "ritrovata" sensibilità nelle scuole primarie di non scrivere più "Buon Natale", ma "buone feste", rinunciare al presepe, al crocifisso, all'identità di genere, sembrano cose davvero, prima, impensabili.

L'omosessualità, e quant'altro, che diventa un messaggio da veicolare con tutti i mezzi, dalle commedie ai cartoni animati, dai talk show... ai provvedimenti legislativi, gestita in maniera spavalda e sfrontata, diventa come il prodotto promozionale dei supermercati che fanno da traino alle vendite e in questo caso alla svendita dell'uomo, ridotto a merce di scambio di progetti politici e sociali.
Sono solo accenni di un cambiamento profondo dove la politica, l'economia, la socialità e la stessa storia vogliono fare a meno di Dio; e per agire senza sacri sentimenti, e per essere un altro tipo di Dio.

Ma il nemico avanza se tu indietreggi, che è diverso dall'essere atterrati sul campo di battaglia.
La verità è che il sistema chiese, prima rappresentanza del cristianesimo, si è fatto male da solo, un vero karakiri. La storia delle chiese non è immacolata, ma hanno avuto il compito di dirigere, indicare, di contenere, istruire, soccorrere sempre rappresentandosi come detentrici della verità, il solo sistema che può mediare l'aldilà. 
In realtà, i crimini commessi, a volte efferati, sono  mitigati solamente perché assorbiti dalla storia, e se solo ci fosse un tribunale in grado di processare la storia, allora molte istituzioni religiose non potrebbero circolare liberamente, sopravvivendo in regime di restrizione forzata, fine pena mai. 

Con l'avvento di una tecnologia tale da dare immediatezza e larghissima diffusione agli accadimenti, il sistema chiese ha perso la faccia. Non c'è il tempo che la cronaca venga assorbita dalla storia prima di cadere sotto il giudizio delle folle; monitor e schermi televisivi pressoché in tempo reale raccontano fatti, decisioni, provvedimenti, reati che non si fa in tempo a camuffare o nascondere.
Dall'impropria commistione del potere temporale con quello spirituale, dalla speculazione finanziaria alla pedofilia, dalla ambigua differenza tra celibato e castità, dal rapporto tra l'eucarestia e aborto, separazione e divorzio, perviene un'immagine di chiese decadute che inevitabilmente si traduce nel crollo del ruolo istituzionale del sistema chiese. La gente ha perso fiducia, l'oratorio non è più il posto sicuro dove accompagnare i propri figli.

Dire sistema chiese significa fare un'analisi obbiettiva, priva di preconcetti, inclusiva e non esclusiva; infatti, se la chiesa cattolica fa il botto più assordante, data l'ampiezza storica e territoriale, le altre chiese, in una maniera o in un'altra, sembra che le stiano attaccate al cordone che stringe il saio.


È pure vero che c'è l'esigenza di distinguere tra "cristiani" è "cristianizzati". Un esame  in merito, neanche tanto approfondito, ci porta alla conclusione che i popoli hanno mantenuto un retaggio di tradizioni e superstizioni che hanno fatto da isolante rispetto alla penetrazione del messaggio evangelico di Gesù Cristo.  
Pertanto, è rimasto inattuato quel processo di rigenerazione (nuova nascita) voluto da Gesù (discorso a Nicodemo) che determina la vera conversione. Più che cristiani, si può dire che i popoli sono stati cristianizzati, cioè, ancora, l'invito a seguire regole, usi, costumi, nuove tradizioni, feste senza mai intaccare l'anima di un mondo restio a rinunciare al compromesso, all'arricchimento personale, alla discriminazione sociale. La scelta dell'individualismo a discapito del collettivismo, e tanto altro ancora, quello sì, penetra e sigilla l'ambito familiare e spesso anche, appunto, solamente il singolo individuo. Il risultato è che il sistema mondo premia e predilige l'affermazione di sé; e questo sembra anni luce distante da appelli del tipo: "rinuncia a te stesso".
Inoltre, il benessere dato dalla tecnologia che fa vivere nella brama spasmodica di possedere "l'ultimo modello" per essere "aggiornati" o per avere "tutte le funzioni", stacca la società dalla realtà per farla vivere in un mondo virtuale e robotizzante: l'uomo ha perso l'anima, e perdendo l'anima ha perso il contatto con Dio.

Ma il compito di "condurre a Cristo" era di coloro che si sono intitolata la rappresentanza del Messia Salvatore, e questo senza giustificare nessuno o fare a scarica barile. 

Di fatto, il sistema chiese in duemila anni ha sperperato i beni del Padre, quasi a volere incarnare la parabola del figliuol prodigo. Le potenzialità indiscusse delle chiese, alla fine, sono state utilizzate per il soddisfacimento personale, ancora una volta per affermare sé stessi più che per imprimere Cristo nel cuore dei fedeli, preferendo scismi e divisioni, il piacere temporale alla speranza della fede.

Siamo negli ultimi tempi, i segni si sono palesati; due i moniti su cui riflettere e che segnano il tempo di quanto sopra accennato:

"Poiché l'iniquità aumenterà, la carità (amore) dei più si raffredderà" (Matteo 24:12)

"Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede in terra?" (Luca 18:8)


                                                                                                                       
                                                                                                                        by Dino Cosenza