lunedì 30 marzo 2020
venerdì 27 marzo 2020
mercoledì 11 marzo 2020
IL POST-CRISTIANESIMO
Nel febbraio
2002 mi sono trasferito a Verbania.
L'amministrazione per
cui lavoravo aveva l'esigenza di istituire un Ufficio con giurisdizione
territoriale provinciale, e il V.C.O (Verbano Cusio Ossola) era una nuova
Provincia che da alcuni anni si era staccata da quella di Novara.
Il trasferimento
proponeva di scegliere tra Biella e Verbania; mentre a Biella potevo avere dei
referenti, di Verbania, invece, non ne conoscevo nemmeno la posizione geografica.
Consultai la
cartina che tenevo in bella mostra nella mia stanza d'ufficio e trovai questo
nuovo capoluogo di provincia sulla sponda occidentale del Lago Maggiore.
Non ebbi dubbi:
dovendo scegliere avrei scelto Verbania; la prossimità del lago avrebbe
attenuato il distacco da un mare che, nella mia città, avevo sempre davanti
agli occhi, dato che Trapani è una falce di terra che fa da sponda italiana al
Canale di Sicilia.
I problemi legati al
trasferimento sono stati tanti, non ultimo quello di staccarmi dalla chiesa che
pasturavo, ma c'era un piano divino anche per questo.
Tralasciando
altri particolari e nuove esperienze, e nuovi fratelli, e colleghi, e amici che
ho conosciuto, mi voglio soffermare su una esperienza di natura spirituale che ho
sperimentato, e che a distanza di diciotto anni non trova, ancora, eco nei
commenti dei grandi divulgatori e opinionisti che spesso si affacciano alla TV.
Questa mancanza di analisi collettiva forse è dovuta alla percezione di un
"momento" riconducibile ai corsi e ricorsi della storia percui ci fa
dire che "tutto ritorna" o forse perché non abbiamo il coraggio di
chiamare le cose con il loro vero nome. Chissà!
Sta di fatto che
mentre passeggiavo nella piazza di Intra (Verbania), assorto nella mia personale
comunione con Dio, la voce dello Spirito si fece distinta dentro di me:
"con questo terzo millennio inizia un periodo di post
cristianesimo".
Non è bene fare
delle sensazioni una profezia perché, in sé stesse, possono essere figlie del
momento, l'espressione di un disaggio temporaneo e passeggero da insabbiare nel
rispetto delle istituzioni o semplicemente nella staticità delle cose.
L'annuncio,
invece, mi sorprese, scuotendomi nel profondo dell'anima e proiettandomi in un
istante in quel tempo a venire che sarebbe stato foriero di stravolgimenti
sociali, frutto di un cambiamento inaspettato proprio del "comune
sentire". In definitiva, un mutamento del pensiero, dell'atteggiamento
dell'anima che pian piano portano a trasformazioni, se non, addirittura, a
scombussolamenti sociali e spirituali. La storia dei popoli non sarebbe più
stata la stessa.
Qui non si
tratta di confrontare il meglio con il peggio. Sappiamo bene che ogni tempo ha
i suoi mali, ma il cristianesimo, nei duemila anni che ci hanno preceduto, è
stato sempre il timone che ha indirizzato le coscienze, e non solo per
l'Occidente, perché anche le popolazioni lontane in un modo o nell'altro ne
hanno ricevuto l'influenza o quanto meno sono state impegnate dal confronto e
certe volte dalla condivisione.
La
cristianizzazione ha avuto effetti di portata storica, influenzando le
decisioni politiche, le scelte economiche, gli indirizzi sociali, anche nel
senso che quasi nessuno poteva fare a meno di confrontarsi con ciò che il
cristianesimo, in tutte le sue varianti, ha sempre costituito e rappresentato,
piaccia o non piaccia.
Ora no! Iniziava
qualcosa di umanamente non prevedibile: la possibilità di decidere, di pensare,
senza la necessità di rispettare quelle indicazioni che hanno sempre
abbracciato il tutto dell'uomo.
Si parte dalla
voglia di incarnare una giustizia umana non legata alle esigenze della fede,
che improvvisamente viene vista come un qualcosa che limita, un ostacolo per
l'affermazione di sé stessi. Una specie di secondo Eden, dove
la donna e l'uomo sentono il bisogno di scrollarsi di dosso la
"pesantezza" di Dio. Senza poi tenere presente che, se è vero, com'è
vero, che la storia si ripete, tutto questo non fa presagire niente di buono.
Senza entrare
nel merito giusto o sbagliato: la "ritrovata" sensibilità nelle
scuole primarie di non scrivere più "Buon Natale", ma "buone
feste", rinunciare al presepe, al crocifisso, all'identità di genere,
sembrano cose davvero, prima, impensabili.
L'omosessualità, e
quant'altro, che diventa un messaggio da veicolare con tutti i mezzi, dalle
commedie ai cartoni animati, dai talk show... ai provvedimenti legislativi,
gestita in maniera spavalda e sfrontata, diventa come il prodotto promozionale
dei supermercati che fanno da traino alle vendite e in questo caso alla
svendita dell'uomo, ridotto a merce di scambio di progetti politici e sociali.
Sono solo
accenni di un cambiamento profondo dove la politica, l'economia, la socialità e
la stessa storia vogliono fare a meno di Dio; e per agire senza sacri sentimenti,
e per essere un altro tipo di Dio.
Ma il nemico
avanza se tu indietreggi, che è diverso dall'essere atterrati sul campo di
battaglia.
La verità è che
il sistema chiese, prima rappresentanza del cristianesimo, si è
fatto male da solo, un vero karakiri. La storia delle chiese non è immacolata,
ma hanno avuto il compito di dirigere, indicare, di contenere, istruire,
soccorrere sempre rappresentandosi come detentrici della verità, il solo
sistema che può mediare l'aldilà.
In realtà, i
crimini commessi, a volte efferati, sono mitigati solamente perché
assorbiti dalla storia, e se solo ci fosse un tribunale in grado di processare
la storia, allora molte istituzioni religiose non potrebbero circolare
liberamente, sopravvivendo in regime di restrizione forzata, fine pena
mai.
Con l'avvento di
una tecnologia tale da dare immediatezza e larghissima diffusione agli
accadimenti, il sistema chiese ha perso la faccia. Non c'è il
tempo che la cronaca venga assorbita dalla storia prima di cadere sotto il
giudizio delle folle; monitor e schermi televisivi pressoché in tempo reale
raccontano fatti, decisioni, provvedimenti, reati che non si fa in tempo a
camuffare o nascondere.
Dall'impropria
commistione del potere temporale con quello spirituale, dalla speculazione
finanziaria alla pedofilia, dalla ambigua differenza tra celibato e castità,
dal rapporto tra l'eucarestia e aborto, separazione e divorzio, perviene
un'immagine di chiese decadute che inevitabilmente si traduce nel crollo del
ruolo istituzionale del sistema chiese. La gente ha perso fiducia,
l'oratorio non è più il posto sicuro dove accompagnare i propri figli.
Dire sistema
chiese significa fare un'analisi obbiettiva, priva di preconcetti,
inclusiva e non esclusiva; infatti, se la chiesa cattolica fa il botto più
assordante, data l'ampiezza storica e territoriale, le altre chiese, in una
maniera o in un'altra, sembra che le stiano attaccate al cordone che stringe il
saio.
È pure vero che
c'è l'esigenza di distinguere tra "cristiani" è "cristianizzati".
Un esame in merito, neanche tanto approfondito, ci porta alla
conclusione che i popoli hanno mantenuto un retaggio di tradizioni e
superstizioni che hanno fatto da isolante rispetto alla penetrazione del
messaggio evangelico di Gesù Cristo.
Pertanto, è
rimasto inattuato quel processo di rigenerazione (nuova nascita) voluto da Gesù
(discorso a Nicodemo) che determina la vera conversione. Più che cristiani, si
può dire che i popoli sono stati cristianizzati, cioè, ancora, l'invito a
seguire regole, usi, costumi, nuove tradizioni, feste senza mai intaccare
l'anima di un mondo restio a rinunciare al compromesso, all'arricchimento
personale, alla discriminazione sociale. La scelta dell'individualismo a
discapito del collettivismo, e tanto altro ancora, quello sì, penetra e sigilla
l'ambito familiare e spesso anche, appunto, solamente il singolo individuo. Il
risultato è che il sistema mondo premia e predilige
l'affermazione di sé; e questo sembra anni luce distante da appelli del tipo:
"rinuncia a te stesso".
Inoltre, il
benessere dato dalla tecnologia che fa vivere nella brama spasmodica di
possedere "l'ultimo modello" per essere "aggiornati" o per
avere "tutte le funzioni", stacca la società dalla realtà per farla
vivere in un mondo virtuale e robotizzante: l'uomo ha perso l'anima, e perdendo
l'anima ha perso il contatto con Dio.
Ma il compito di
"condurre a Cristo" era di coloro che si sono intitolata la
rappresentanza del Messia Salvatore, e questo senza giustificare nessuno o fare
a scarica barile.
Di fatto,
il sistema chiese in duemila anni ha sperperato i beni del
Padre, quasi a volere incarnare la parabola del figliuol prodigo. Le
potenzialità indiscusse delle chiese, alla fine, sono state utilizzate per il
soddisfacimento personale, ancora una volta per affermare sé stessi più che per
imprimere Cristo nel cuore dei fedeli, preferendo scismi e divisioni, il
piacere temporale alla speranza della fede.
Siamo negli
ultimi tempi, i segni si sono palesati; due i moniti su cui riflettere e che
segnano il tempo di quanto sopra accennato:
"Poiché
l'iniquità aumenterà, la carità (amore) dei più si raffredderà" (Matteo
24:12)
"Ma quando
il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede in terra?" (Luca 18:8)
by
Dino Cosenza
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